Storie – I bambini dello tsunami
di Saida F. Corsini
VA’ DOVE TI PORTA IL CUORE
Intervista a Piero Ciacchella, viaggiatore speciale in Tamil Nadu. Per consegnare aiuti umanitari ai bimbi indiani colpiti dal maremoto del 2004
Iveri viaggiatori, si sa, hanno animo generoso. Hanno il dono di stupirsi, di non lesinarsi, di concedersi. Perché viaggio e sinonimo di reciproco incontro – con la natura, con gli spazi sconfinati, con le genti del mondo – nel nome dell’altruismo e, anche, dell’umilta. C’e un grande viaggiatore che tutto questo lo sa bene. E che da solo, a bordo del proprio Adria Van, ha lungamente attraversato tutti e cinque i continenti. Ma non pago dei chilometri percorsi, ha rimesso in moto il suo camper, questa volta per un viaggio davvero diver-so. E ora, Piero Ciacchella, che conosce le vie del mondo, tante volte da lui raccontate sulle pagine del nostro giornale, da quest’ultima avventura e tornato: e appena rientrato dall’India, esattamente dal Tamil Nadu.
Perché proprio il Tamil Nadu e presto detto. Il 26 dicembre del 2004 un immane maremoto, lo tsunami, devasto le coste della regione e di larga parte del Sud Est Asiatico. Oltre 150.000 le persone che persero la vita, di cui circa 60.000 nell’India meridionale, dove si trova, appunto, il Tamil Nadu.
Ciacchella ha compiuto quest’ultima esperienza in veste particolare: a chiedergli di partire e stata Adria Italia, che finanzia e supporta le sue spedizioni attorno al mondo e che, dopo aver dato il via a una raccolta fondi, ha consegnato l’ammontare della somma all’associazione di Longarone “I bambini dell’Arcobaleno”. L’associazione, infatti, ha avviato un progetto denominato “Ritrovare un sorriso”, destinato a sostenere sia a distanza sia sul posto, attraverso personale specializzato, le piccole vittime del maremoto di quel tragico 26 dicembre.
L’ultima impresa di Ciacchella – alias Zio Ciak – e dunque una missione, di quelle importanti: riportare il sorriso ai bambini indiani vittime di quella tremenda onda assassina.
Lo incontriamo a Mondo Natura, appena rientrato dall’Asia. Con il suo solito entusiasmo, la gentilezza dei grandi e gli occhi che brillano, ci racconta un’esperienza diversa da tutte le altre. Ben 30.000 chilometri, durante i qua-li si e sentito assai poco turista e molto testimone.
Ci ritroviamo di nuovo a parlare dei tuoi viaggi. Ma, questa volta, e un viaggio con un significato diverso. Poco meno di un anno fa lo tsunami ha devastato le coste del Sud Est Asiatico, colpendo popolazioni gia in difficolta. Servono aiuti internazionali. Come ti sentivi alla partenza e come ti sei preparato al viaggio?
Ero cosciente che si trattava di un’iniziativa umanitaria e la cosa mi inorgogliva, ero onorato che avessero scelto me. Dato il carattere umanitario, d’accordo con Adria Italia l’abbiamo impostato diversamente, niente pubblicita, ambasciate, conferenze stampa nei vari Paesi che attraversavo. Quando si fa della beneficenza non si fa cassa armonica... Da un punto di vista pratico, c’e da dire che il viaggio in sé non mi entusiasmava piu di tanto: lo stesso itinerario l’avevo gia percorso l’anno scorso, ricalcava le orme di quello in Australia (4a missione Adria Italia – Da Venezia a Melbourne, ndr), conoscevo gia le strade, il cli-ma. Ma, l’abbiamo detto, era un viaggio diverso. Mi sono messo al volante per i bambini.
Una volta arrivato, quale e stato lo scenario che ti si e presentato?
Dopo aver attraversato Grecia, Turchia, Iran, Pakistan e tutta l’India, nel sud della stessa sono arrivato nella regione del Tamil Nadu, proprio di fronte allo Sri Lanka, dove lo tsunami e stato particolarmente violento. Qui, sono andato a visitare due villaggi. Ci sono ancora, sulla spiaggia, i resti delle barche distrutte. Dove le abitazioni erano in muratura sono rimaste soltanto le fondamenta e dove invece c’erano baracche restano solo grandi cataste di legna. Poi, ho visitato da vicino, ho calpestato le spiagge dello Tsunami. Uno spettacolo che lascia senza parole. E uno strazio. Ho visto montagnole di terra e legno, pensavo fossero i resti delle capanne: no, la sotto sono sepolte trenta persone, mi hanno detto. Adesso stanno ricostruendo i vari villaggi. Venti chilometri di strada e poi si e nella jungla, dove vogliono edificare piu arretrati rispetto al mare, lontani dal mare. A un chilometro dalla costa le case in muratura hanno il segno della mareggiata a un metro d’altezza. A 150 metri dalla battigia comincia la foresta di palme, che in parte ha contribuito a proteggere le case piu interne. Prima della tragedia, tra il mare e le palme c’erano i villaggi, completamente spazzati via dal maremoto.
Lo tsunami ha distrutto le abitazioni, ma soprattutto la vita della gente, anche dei sopravvissuti, in particolare dei bambini. Cos’hai trovato sotto questo aspetto e a che punto sono i soccorsi?
Non mi aspettavo la desolazione di questa gente, per quanto avessi visto nei molti viaggi fatti le persone dormire a terra sui cartoni. Ma in Tamil Nadu la miseria e arrivata nell’arco di pochi minuti.
La popolazione ha perso tutto, soprattutto i bambini hanno perso tutto perché in un attimo sono rimasti orfani.
Ho visto un’infinita di associazioni presenti, da tutto il mondo. Li per portare assistenza da moltissimi Paesi: Germania, Olanda, Francia... Per il momento hanno dato priorita alla prima sopravvivenza e, nel frattempo, hanno costruito delle baracche prefabbricate. Il clima in Tamil e caldo e un tetto in lamiera, ora come ora, e sufficiente a riparare.
E interessante, invece, un altro aspetto dei soccorsi. Nei pressi del-la spiaggia sono state installate piccole fabbriche per la produzione di barche in vetroresina, perché, assieme ai numerosissimi motori fuori bordo che ho potuto vedere, e l’aiuto piu urgente da portare a questa gente che viveva di pesca.
Ho visto, con grande pena, donne che stavano sedute a terra, a rammendare e ricucire quei pochi brandelli di reti da pesca salvati dalla furia del mare. Ma ho visto anche grandi pacchi di reti nuove appena consegnati. Gli aiuti, quindi, stanno arrivando.
Il principio e “non diamo il pesce, ma l’amo” per consentire loro di “pescare” da soli.
Hai detto che sei andato li principalmente per i bambini, cui sono destinati i fondi raccolti. La missione si chiama “Ritrovare un Sorriso”. In che condizioni sono i bambini dei villaggi che hai visitato e cosa hai provato incontrandoli?
Dall’alba al tramonto vengono seguiti sia da psicologhe indiane sia da insegnanti, perché al di fuori degli interventi del personale servono costantemente figure che tengano impegnati i bimbi rimasti orfani, seguendoli, facendoli studiare e giocare, poiché altrimenti sarebbero allo sbando. E un lavoro su tanti fronti, ai pescatori bisogna restituire una barca per pescare, agli adulti bisogna dare una nuova casa, e con i bambini si deve cercare di cancellare dalla loro memoria, anche se so che sara difficile, la tragedia che hanno vissuto e, piu di ogni altra cosa, ridare loro la speranza, donargli di nuovo il sorriso. Ecco da cosa e nato il nome di questa missione umanitaria. Davanti a loro io ero molto commosso, avevo portato per loro tante piccole cose, i biscotti, un regalino, non certo questi gli aiuti necessari ma, vedendo che un adulto si prendeva cura di loro, davvero poi hanno sfoderato il sorriso.
L’uragano Katrina, che ha devastato poche settimane fa il sud degli Usa, e stato paragonato allo Tsunami. La natura fa sentire la sua forza, ma noi la rispettiamo poco e il clima cambia.
Pensi che nel quotidiano si possa fare qualche cosa per vivere in armonia con l’ambiente?
Noi usiamo e sfruttiamo senza riflettere cio che la natura ci da. E ci preoccupiamo, facendo il punto della situazione, soltanto quando avviene un cataclisma particolare al quale si da risalto. Sono cose che accadono molto piu spesso di quanto immaginiamo.
In Pakistan, ad esempio, ho visto strade completamente invase dal-l’acqua dei fiumi perche erano stati abbattuti tutti gli alberi lungo gli argini. Per quanto riguarda questa terra su cui viviamo, dovremmo pensare non soltanto a noi oggi, ma immaginarci nel futuro. Esistono posti, nel mondo, ancora meravigliosi e noi, che viviamo nel Duemila, dobbiamo fare in modo che anche chi vivra fra secoli possa vederli.
Nel piccolo, anche il turista ha un ruolo. L’educazione all’ambiente comincia a casa e la maleducazione inizia dalla carta di un picnic lasciata a terra. Per inquinamento intendo anche rumori, radio ad alto volume... Ma non credo lo si possa insegnare, lo si assimila soprattutto dagli esempi dei genitori.
Torniamo a quest’ultima tua impresa: un’esperienza ancora una volta fatta in solitaria. Pensi che sarebbe stato diverso se fossi partito in coppia?
Si, questa volta mi sarebbe piaciuto fare il viaggio in coppia o anche con piu persone, per la portata umanitaria. Per testimoniare ancora di piu che l’Italia non si e dimenticata delle vittime dello Tsunami, non ci siamo dimenticati di loro.
Con te sempre l’inseparabile Adria Van, che ti ha seguito in tutte le missioni. Come si e comportato e quali viaggi ancora lo aspettano?
Benissimo come al solito, ha percorso 30.000 chilometri senza problemi, la stessa distanza del viaggio da Venezia a Melbourne, con la differenza che quella volta l’avevo imbarcato per il ritorno. Questa volta mi ha riportato a casa. Ma per lui e giunto il tempo del ritiro. Il “glorioso” finira la propria carriera e andra a fare parte del museo storico dell’Adria.
E quali viaggi aspettano il viaggiatore Ciacchella?
Per il futuro? Qualche cosa ho ancora in mente, ma per ora e un segreto.
RITRATTO DI VIAGGIATORE
Piero Ciacchella
All’appello, Piero Ciacchella - alias Zio Ciak – ha risposto senza pensarci due volte. C’ da partire? Si parte. Ciacchella, ancora una volta, ha messo in moto il suo van e l’ha diretto in Tamil Nadu. Un itinerario non nuovo per lui, che giŕ nel 2004 aveva percorso quelle strade, ma con meta l’Australia. Dopo una carriera dirigenziale, cinque anni fa Piero Ciacchella inizia a fare ufficialmente il viaggiatore a tempo pieno scegliendo di muoversi sempre in solitaria. Con lui c’ un Adria Van di serie, sempre lo stesso. Quando, nel 1999, si presenta alla Adria Italia illustrando i suoi progetti attorno al mondo, l’azienda non ha dubbi: supporterŕ pienamente i suoi viaggi. Nel 2000 percorre 16.000 chilometri e tre continenti in 3 mesi, lungo i deserti libici fino al Sinai; l’anno successivo guida dall’Italia fino alla Mongolia: 25.000 chilometri, 14 paesi, 122 giorni. Anno nuovo, nuovo viaggio: il 2002 e Piero percorre 47.000 che, in 3 mesi, lo porteranno dall’Alaska alla Terra del Fuoco. Nel 2004, infine, parte da Venezia per raggiungere l’Australia, fino alla Tasmania: 35.000 chilometri d’avventura, 14 Paesi attraversati, 6 mesi di viaggio. L’ultima sua impresa, illustrata in queste pagine, a carattere diverso: portare aiuti umanitari in Tamil, India. Con lui sempre l’Adria Van e Adria Italia. E la certezza che viaggiando non si invecchia mai.
RITROVARE UN SORRISO
Il progetto umanitario
Lo tsunami del 2004 ha causato oltre 150.000 vittime; di queste, circa 60.000 nell’India meridionale, dove si trova la regione del Tamil Nadu, gravemente colpita. L’associazione di Longarone “I bambini dell’arcobaleno” – no-profit, apartitica, aconfessionale, da dieci anni presente in India – ha sviluppato il progetto “Ritrovare un sorriso” per portare sostegno al villaggio di Kawashwaran, nel Nagapattinam, distretto del Tamil Nadu. I fondi raccolti servono e serviranno per sviluppare una serie di attivitŕ in loco a favore dei 360 bambini del villaggio, in gran parte orfani, e delle 200 famiglie presenti. Il che significa portare cure mediche e materiale di studio, fornire assistenza psicologica per superare il trauma della tragedia, favorire i ricongiungimenti familiari e formare le famiglie affidatarie per l’adozione. Adria Italia ha dato il via a una raccolta fondi, l’ammontare della quale stato consegnato all’associazione di Longarone. Piero Ciacchella, con il suo viaggio, ha testimoniato l’impegno di quanti, anche tramite Adria Italia, hanno voluto dare supporto economico alle vittime dell’onda sismica. Il progetto si concluderŕ a gennaio del 2007. Quanti desiderassero contribuire, possono fare un bonifico bancario alla Banca Popolare di Vicenza, filiale di Longarone, sul c/c 262470 intestato a “I Bambini dell’Arcobaleno”, Abi 05728, Cab 61180, causale “donazione progetto ritrovare un sorriso”; oppure un versamento postale sul c/c 11916327, stessa intestazione, stessa causale.

